Arte in ufficio: rapporto tra artista e imprenditore

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Tutta la storia dell’arte è ricca di esempi di uomini d’affari o mecenati-collezionisti che grazie al loro sostegno economico hanno consacrato dei giovani creativi esordienti agli occhi del grande pubblico. Si tratta di uomini di passione che hanno acquistato le opere di artisti sconosciuti, talvolta arrivando a garantire loro dei veri e propri stipendi e mettendo loro a disposizione degli studi o degli Atelier.

Con il loro incoraggiamento hanno permesso a questi giovani emergenti di dedicarsi pienamente al lavoro creativo, collaborando fattivamente alla realizzazione di opere, come è avvenuto nel caso di alcune sculture realizzate dall’artista beneventano Antonio Levolella per l’imprenditore brianzolo Alberto Rossini, fondatore della Ranger italiana, che hanno finito per diventare parte di un progetto d’Arte sociale come il RossiniArtSite di Briosco (MB). Altro esempio di rilievo, quello dell’Ingegnere Ambrogio Carzaniga, intelligente e acuto estimatore d’Arte proprietario del Gruppo Fimer, che ha collezionato per decenni opere del pittore astratto Angelo Dozio, assai poco conosciuto ma di una potente e straordinaria espressività, con l’intento di costruire un museo vivente nella sede del proprio gruppo industriale, ispirata all’ architettura del genio Oscar Niemeyer.

 

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Rossini Art Site, Briosco (MB), foto via mfm

 

Nel novecento, i veri mecenati non erano principi e nobili, ma soprattutto imprenditori come Rossini o il russo Sergei Shchukin (1854-1936), attivo nel commercio tessile, che a Parigi faceva incetta di quadri impressionisti, ma nutriva una particolare ossessione per Matisse, al quale commissionò nel primo decennio del 900, alcune tra le tele più importanti della sua produzione (“La Musica” e “La Danza”) per esporle nella propria villa. Emblematico é il rapporto tra il giovane Piero Manzoni e l’industriale Aage Damgaard, produttore di camicie a Herning in Danimarca, così come quello tra Davide Campari e artisti del calibro di Fortunato Depero che si sono legati indissolubilmente al successo del marchio Campari, grazie a un legame fatto di Design, Arte e creatività. Esempi recenti sono quelli dell’imprenditore tedesco Volker Feierabend, attivo nel settore della moda, che da anni si dedica alla diffusione dell’arte italiana nei paesi di lingua tedesca, mentre l’imprenditore farmaceutico Abdi Ibrahim ha realizzato i propri uffici di R&D in uno splendido edificio progettato dall’Architetto Dante Benini: una perfetta fusione con la propria collezione di Arte contemporanea, che rappresenta un progetto totale degno delle più grandi avanguardie storiche.

 

Dante Benini and Partners Architects - Photo Beppe Raso
Abdi Ibrahim, progetto di  Dante Benini and Partners Architects – foto Beppe Raso

 

Interessante è indagare il legame personale e intimo che lega l’imprenditore e l’artista: non mirato a custodire le opere per motivi di investimento o di personale piacere, ma un rapporto carico di idealità, che diventa un progetto culturale, un impegno e un proposito educativo e sociale, espresso con la volontà di condividere l’Arte con gli altri, rendendola accessibile a un pubblico speciale, quello della propria impresa o fabbrica. Differente invece, è il caso rappresentato dalle ricche collezioni delle fondazioni bancarie come UBS, Deutsche Bank o Cariplo, che considerano le opere d’arte come investimento finanziario e che raramente le mettono a contatto con i dipendenti dell’azienda. I lavoratori infatti, non hanno partecipato al progetto intimo e profondo di scelta dei pezzi e spesso non ne condividono l’interesse a causa di una mancanza di formazione.

 

Dante Benini and Partners Architects - Photo Beppe Raso
Abdi Ibrahim, progetto di Dante Benini and Partners Architects – foto Beppe Raso

 

Art at work” è una filosofia aziendale che prevede l’installazione di opere d’arte nei luoghi di lavoro, favorendo suggestioni attraverso l’incontro quotidiano con i pezzi esposti negli uffici. Non si tratta di una questione di rappresentanza, né di uno status per affermare la propria posizione, ma l’Arte viene intesa come una potente e convincente forma di comunicazione di un certo stile di vita, di valori legati all’azienda e alla sua Mission. Il riconoscimento consapevole della funzione dell’Arte porta un notevole contributo anche nella diffusione e nel posizionamento del Brand.

L’Arte è diventata democratica, non più considerata come un vezzo esclusivo ed elitario, ma trattata come una materia collettiva viva, di cui i dipendenti hanno finito per beneficiare, come anche i cittadini che hanno potuto godere delle collezioni di imprenditori che hanno aperto le porte della loro fabbrica per mostrare le opere raccolte.

 

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Lamberto Agostini, progetto su misura di un bancone scultura per ICBC, realizzazione progetto di Level Office Landscape

 

Dal 2002 Level si fa promotore della filosofia “Art at work” aperta a tutti e si trova in prima linea nella comunicazione volta alla sua diffusione. Questo articolo è un contributo aperto, che ha lo scopo di arricchirsi nel tempo, attraverso le vostre segnalazioni, suggerimenti e notizie documentate, che possano contribuire alla definizione di questo tema per ampliare la conoscenza collettiva in merito all’arte in ufficio. Vi invitiamo a condividere i vostri pensieri con Level, commentando l’articolo e portando le vostre testimonianze.

Per un approfondimento sull’arte contemporanea, suggeriamo la lettura di “Contemporanea, Arte dal 1950 a oggi” AAVV Mondadori.