Graffitismo e Street Art Massimo Gianquitto Liceo Agnesi Viganò

Graffitismo e Street Art, tra le attività dei licei di Merate e un nuovo libro

 |  News

L’impegno di Massimo Gianquitto, CEO di Level Office Landscape e docente IED, per diffondere la cultura dell’arte tra i più giovani, comprende diverse attività. È del 23 ottobre la presentazione di tre murales realizzati dagli studenti dei Licei Agnesi e Viganò, mentre a metà novembre andrà in scena la presentazione del nuovo volume “earth” dedicato a Graffitismo e Street Art.

 

Testo a cura di Massimo Gianquitto

 

“È sempre la realtà che ispira l’arte, offrendo spunti interessanti per una sua rielaborazione, non tanto attraverso il linguaggio delle parole, ormai superflue e ridotte a un testo breve come quello di un WhatsApp, quanto piuttosto attraverso l’uso delle immagini, mezzo di comunicazione immediato e diretto che deve fare i conti con un mondo in continua trasformazione”.

Inizia così il nuovo libro della collana “earth” dal titolo “Graffitismo & Street Art” che presenterò nell’incontro di sabato 16 novembre presso il MAXI SPORT di Cernusco Lombardone (LC) e che mi vedrà coinvolto in un appassionante dialogo con alcuni autorevoli interpreti di questa forma d’arte. Il fine ultimo sarà quello di comprendere il linguaggio della contemporaneità grazie alle testimonianze di artisti italiani di fama internazionale come Manu invisibile, Walter Contipelli (Orticanoodles), Nocurves, Pao che si rivolgeranno a un pubblico generico, ma soprattutto ai giovani e alle nuove generazioni.

Solo pochi giorni fa, il 23 ottobre, sono stato uno degli speaker della presentazione di tre murales sulle pareti degli Istituti Viganò e Agnesi, realizzati nell’ambito del laboratorio di street art realizzato proprio con il contributo di Contipelli, del collettivo milanese Ortica Noodles.

 

Murales Liceo Agnesi Vigano
Murales Liceo Agnesi Viganò

 

Street Arte e Graffitismo, da dove arrivano?

 

La Street Art, ormai forma d’arte riconosciuta anche dai critici e storici più intransigenti e blasonati, rappresenta un’evoluzione del Graffitismo, corrente artistica nata sul finire degli anni Sessanta nei quartieri degradati di alcune città americane come Philadelphia e New York.

I suoi protagonisti, appartenenti a quella parte di popolazione povera ed emarginata che l’insuperabile studiosa e critica d’arte italiana Francesca Alinovi definì “Kids”, si trovarono a fronteggiare una vera e propria guerra civile a colpi di tag (firma), forma d’espressione del proprio disagio.

Questi giovani, senza cultura e senza alcuna prospettiva, davano voce alla propria insofferenza e inquietudine attraverso il writing, esprimendo il desiderio di riscatto sia personale, sia della propria comunità.

La Street Art, come il Graffitismo, è un movimento artistico che si sviluppa dal basso e che si distingue per l’immediatezza di trasmissione del messaggio, la cui fruizione avviene fuori dai contesti convenzionali come gallerie e musei, trovando posto nelle strade delle città. Si rivolge direttamente alla massa, vero pubblico da stupire, ma anche da scandalizzare e provocare, con l’obiettivo di risvegliare la coscienza critica. La Street Art è diventata così fenomeno culturale planetario e universale che si è diffuso rapidamente in ogni parte del mondo con esiti spesso sorprendenti.

Devo confessare che tra i tanti argomenti che ho affrontato durante i dieci anni di insegnamento del corso di Arte Contemporanea allo IED di Milano, questo tema ha subito trovato un’accoglienza vivace e appassionata tra gli studenti, non solo perché la considerano un’espressione di comunicazione spontanea e a loro vicina, ma anche perché meno convenzionale e più trasversale, legata anche al mondo della musica e della moda.

Quando ho invitato a lezione alcuni artisti urbani come Pao, Tv Boy e Walter Contipelli di Orticanoodles per raccontare il loro percorso artistico e la loro visione, ho avuto modo di verificare come gli artisti hanno sempre finito per coinvolgere emotivamente i giovani allievi.

 

Graffitismo e Street Art Massimo Gianquitto Liceo Agnesi Viganò 23 ottobre
Presentazione laboratorio street art Liceo Agnesi Viganò 23 ottobre

 

I maggiori esponenti della Street Art oggi

 

Agli inizi degli anni duemila, Pao esordisce decorando nelle strade di Milano, alcuni dissuasori in cemento e trasformandoli in allegri pinguini, come se fossero usciti direttamente da un fumetto, con la volontà di creare un effetto di straniamento affinché la realtà assuma caratteri magici e la razionalità lasci spazio al comportamento istintivo. E dalla strada, al museo fino in galleria per questo artista non è stato un salto ma una conseguenza, un percorso di sperimentazione e crescita che ha affrontato nel corso degli anni.

Il collettivo Orticanoodles (Walter e Alida e insieme altri artisti che li affiancano) sperimenta negli stessi anni la tecnica degli stencil (modelli o matrici in carta per riprodurre disegni) che via via si evolve con la tecnica dello spolvero.

Gli artisti mettono a punto un progetto di arte partecipata, dando vita a laboratori creativi rivolti a studenti, a cittadini con l’intento di avvicinare il pubblico solitamente escluso dal fare artistico, e farsi comprendere da un numero sempre maggiore di persone.

Diverso il caso di Nocurves, nome dietro il quale si cela un altro artista di fama internazionale che attraverso l’uso del nastro (si, proprio quello adesivo e colorato che conosciamo tutti) è riuscito a creare un immaginario avveniristico fatto di linee spezzate e angoli che rimandano alle grafiche futuristiche e al mondo digitale. La notevole abilità di questo artista ci dimostra come le idee, se supportate da preparazione, impegno e applicazione, possono percorrere lunghe strade come nel caso della sua ultima opera realizzata a Shangai.

Manu Invisibile, incarna la figura un po’ eroica e romantica di artista solitario, ma anche di chi, più degli altri, si riconnette allo spirito del Graffitismo originario, con quella sua dose di adrenalina e di illegalità, ma con una consapevolezza di appartenere al proprio tempo.

La sua attività, condotta con una forma intellettuale di sovversione, di ribellione, di critica appunto nei confronti del sistema economico e sociale, si esprime nell’usurpazione dei grandi marchi e delle società digitali (come nell’opera: Affetto Facebook) che ci stanno sottraendo a poco a poco la libertà, compensandoci con una nuova forma di appagamento e di compensazione affettiva. È un intento genuino autentico, non di facciata, quello di questo giovane artista e lo si avverte nella sua pittura murale, tanto che questa motivazione così forte lo ha spinto a dipingere nel profondo della notte, coperto da una maschera che ne copre l’identità, sfidando la legge e difendendosi in giudizio.

 

Il ruolo dell’arte oggi

 

È proprio un secolo difficile il nostro, il secolo della “complessità”, come lo ha definito lo scienziato Stephen Hawking, delle grandi problematiche ambientali e sociali, tecnologiche ma che offre, allo stesso tempo, un modo diverso di guardare il mondo e una grande opportunità di ripensarlo come lo vorremmo. E cosa c’entra l’arte in tutto questo e qual è la sua utilità?

Come ho concluso nel mio libro: “L’arte, quella profetica e immaginifica, ci viene in soccorso anticipando, leggendo come un sismografo le minime variazioni di frequenze e cercando di intuire ciò che potrà accadere.

L’arte non parla di temi astratti e confinati nel mondo delle idee, ma di questioni urgenti e attuali della nostra esistenza. Non ci chiede una risposta, ma sollecita una riflessione che saprà contribuire alla crescita della nostra sensibilità e della nostra consapevolezza”.

L’Arte può tornare (anzi deve) a essere una bussola capace di indicarci la direzione.